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Le storiche confraternite greco - ortodosse in Italia


Simposio "Le confraternite in Sardegna e nell'area mediterraneo occidentale" 27-29 ottobre 2005; Sassari-Assemini-Cagliari.


Rev. Pietro Nazaruk

Le confraternite che vorrei presentare appartengono all’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta del Patriarcato Ecumenico.
Le confraternite sono nate nei grandi centri della Diaspora Greca. Importanti comunità greche con le relative confraternite si trovano, oggi, a Venezia, Livorno, Trieste e Napoli. Ma presenterò soltanto tre di loro.
La nascita di queste comunità-confraternite si fa risalire al dodicesimo secolo nei grandi centri della diaspora greca della penisola italiana. I Greci, integrandosi con la società locale, hanno avuto nelle confraternite un punto di riferimento.

La prima Confraternita ortodossa in Italia venne costituita a Venezia. La storia della confraternita comincia molto tempo prima della data d’approvazione dello Statuto. Le origini ci conducono all’epoca dell’ Impero Bizantino, quando la presenza di mercanti nella città lagunare era numerosa. Dopo la quarta crociata (1204) l’insediamento a Venezia degli abitanti greci fu ulteriormente agevolato. L’evento decisivo per lo sviluppo della comunità fu l’occupazione ottomana e la caduta di Costantinopoli (1453), quando il numero dei profughi aumentò notevolmente. Si calcola, forse con qualche esagerazione, che la popolazione complessiva dei Greci avesse raggiunto nel 1479 le quattromila (4.000) abitanti.
Il primo problema che i Greci affrontarono fu quello del “libero esercizio del loro culto”, cioè il greco- ortodosso. Agli inizi del quindicesimo secolo esso veniva praticato di nascosto in chiese romane e case private, perché le autorità veneziane consideravano i Greci scismatici e proibivano ai sacerdoti greci di celebrare secondo il rito bizantino.
La concessione, dopo il Concilio di Firenze, di una cappella nella chiesa di San Biagio creò nei Greci l’ingannevole sensazione che gli ostacoli fossero stati rimossi e che avrebbero potuto ottenere la loro chiesa. Il Senato concesse loro il relativo permesso (18 giugno 1456) e quindi si cominciò la costruzione della Chiesa opera che fu, però, interrotta nell’anno successivo con un’ordinanza del Consiglio dei Dieci, secondo la quale i Greci dovevano continuare a praticare il loro culto a chiesa di San Biagio.
Il 28 novembre 1498 i Greci fecero domanda al Consiglio dei Dieci per la fondazione di una Confraternita dei Greci Ortodossi a scopi filantropici. Infatti si sarebbe occupata di malati bisognosi, vedove, orfani, e avrebbe avuto come patrono San Nicolao e come sede la Chiesa di San Biagio. Nello stesso giorno la richiesta venne accettata e subito venne redatto lo statuto, approvato dalle autorità veneziane. Secondo lo Statuto, la Confraternita aveva il “vero diritto” (“αυθεντικόν δικαίωμα”) di gestire i beni mobili e immobili degli affiliati e contemporanea-mente essa era così tutelata dalla legge.
Agli inizi del sedicesimo secolo i Greci rimisero in moto la questione dell’ esercizio del culto in una loro chiesa. A tale scopo si ritennero più adatti i soldati greci, che in ragione del loro grande contributo alle guerre di Venezia contro i Turchi, godevano di rispetto e di particolare benevolenza presso le autorità.
Nella domanda che sottopose la Confraternita al Consiglio dei Dieci il 4 ottobre 1511, si chiedeva il permesso di acquistare un terreno edificabile per costruirvi una chiesa dedicata al loro patrono - San Giorgio.
La domanda fu accolta, ma la definitiva approvazione fu data dallo stesso Doge Leonardo Loredan il 30 aprile 1514, dopo che si constatò l’avvenuto acquisto del terreno. In seguito i Greci riuscirono ad ottenere l’emissione di due bolle da parte del papa Leone X il 30 ottobre 1514 con la relativa concessione della costruzione della chiesa, con uso di un cimitero e di una terza bolla da parte di Clemente VII, con cui veniva loro concesso il privilegio di non essere sottoposti alla giurisdizione del Patriarca di Venezia.

I membri della Confraternita elessero il Consiglio Direttivo (Banca) (Πρωτοκαθεδρίαν) in carica per un anno che era costituito dal Presidente (cioè gastaldo in seguito chiamato guardian grande) (επίτροπον ή επιμελητήν), dal Vicepresidente (vicario), dal Segretario. La Confraternita aveva anche 4 Commissari (επιτροπάς) che ebbero il compito di erigere la Chiesa insieme a 12 Anziani (γέροντας) chiamati decani (Δέκαρχοι).
Più tardi, nel 1625 furono incluse le cariche dei governatori, dei controllori della cassa (sindaci) e un corpo di ventuno persone come aggiunta (zonta) al Consiglio.
La congregazione era aperta a tutti. Infatti erano ammessi coloro che praticavano i mestieri più umili fino ai più insigni intellettuali. Le entrate sostegno della confraternita provenivano non solo dai contributi dei membri, dalle quote di iscrizione, dalle collette, dalle donazioni e dai lasciti, ma anche in caso di necessità, da offerte straordinarie e da tasse sulle navi greche che approdavano a Venezia. I soldi erano destinati non soltanto per costruire la nuova chiesa, ma anche per dare aiuto ai profughi e ad altri connazionali, per riscattare i prigionieri, per seppellire i morti.
L’edificazione della prima chiesa lignea iniziò nel 1536. Per terminare i lavori, la Confraternita chiese alla Repubblica di Venezia di poter devolvere le imposte delle navi ormeggiate a Venezia come contributo per la costruzione della chiesa. La richiesta venne accolta e fu così che essa fu ultimata nel 1577; qui, nei primi giorni della Grande Quaresima, si incominciò a celebrare la Santa Liturgia (Messa).
La costruzione si trovava nelle vicinanze della Chiesa di San Lorenzo, non lontano dalla cattedrale di San Marco.

Nel 1593 la Confraternita inaugura l’apertura della scuola di lettere greche e latine (chiusa nel 1701), per la quale ottenne una sovvenzione annuale da Venezia, mentre nel 1599 fu fondato un monastero femminile che aveva anche funzioni educative.
Tutti i metropoliti venivano eletti dalla Confraternita e dipendevano direttamente dal Patriarcato di Costantinopoli e non riconoscevano l’autorità del Papa di Roma.
Nel 1601 la Confraternita, con l’aiuto del Metropolita Gabriele Seviros, fondò il Monastero di San Giorgio delle Nobili Monache Greche “Μονήν του Άγιου Γεωργίου των εν Βενετία Ευγενών Μοναχών” e accanto ad esso funzionava la scuola per bambini poveri; il Monastero rimase attivo fino all’anno 1834.
Per opera di un avvocato di Corfù: Tommaso Flaghinis, la Confraternita nel 1662, accanto alla chiesa Di San Giorgio fondò il Collegio Flaghiniano. Qui studiarono ed insegnarono i più eminenti studiosi e autori della Grecia moderna durante il periodo ottomano. Nel 1665 la Confraternita da una donazione dell’avvocato Flaghinis realizzò anche un ospedale
Fra le diverse attività, l’associazione religiosa possedeva anche delle tipografie. Ultima fra queste la Tipografia di San Giorgio, attiva fino al 1882. Essa aveva come scopo principale la stampa di libri liturgici. Presso detta tipografia anche San Nicodemo l’Agiorita pubblicò la monumentale edizione della Filocalia.

Dopo la conquista di Napoleone nel 1797 anche la ricchissima Confraternita dei Greci Ortodossi seguì le sorti della Repubblica di Venezia. I patrimoni depositati nelle banche come gli oggetti preziosi, tra i quali arredi e oggetti sacri in oro ed argento, furono confiscati da Napoleone. Lodevoli furono gli sforzi diplomatici della Grecia e dell’Italia e la determinazione degli ultimi membri della Confraternita che nonostante il momento critico riuscirono a salvare non solo il patrimonio ma anche l’eredità culturale. Questi, ridotti però ad un esiguo numero, furono costretti ad abbandonare Venezia. Alcuni cercarono una nuova patria in altri centri, altri ritornarono in Grecia.
Nonostante le vicende storiche che la videro involontariamente coinvolta, ultima delle quali la seconda guerra mondiale, la Confraternita conserva a tutt’oggi ancora una parte considerevole del suo patrimonio mobile ed immobile.
Come continuazione della celebre Confraternita Ortodossa di Venezia nel 1948 fu sottoscritto un accordo culturale tra i due stati, che permetteva l’istituzione a Venezia di un Istituto Ellenico, di Studi Bizantini e Postbizantini e la riapertura ad Atene della Scuola Archeologica italiana e dell’Istituto Italiano.
L’Istituto cominciò a funzionare effettivamente nel 1958, dopo il restauro del complesso degli edifici dell’ antica Comunità nel sestiere di Castello, intorno al campo dei Greci: il Collegio Flanghiniano, attualmente sede dell’Istituto, e quella della scuola di San Nicolò dei Greci dove è situato il Museo delle icone bizantine entrambi opera del Longhena (XVIII secolo). Questo museo, unico in Europa, è il più ricco di icone bizantine e contiene gli esemplari più caratteristici della scuola cretese.
L’Istituto Ellenico di Studi Bizantini e post-bizantini di Venezia, fondato nel 1951, è l’unico centro greco di ricerca e di studi all’estero. Il suo fine principale è lo studio della storia e della civiltà greca nelle epoche bizantina e post-bizantina, sulla base delle fonti italiane ed in particolare veneziane, nonché la pubblicazione delle fonti, archivi, documenti e testi storici e filologici.
A favore di giovani laureati che soggiornano a Venezia l’Istituto elargisce tra l’altro borse di studio per la preparazione di tesi di dottorato. Organizza inoltre manifestazioni culturali, incontri e congressi. La Biblioteca annessa all’Istituto contiene più di duemila libri rari, per la maggior parte edizioni delle tipografie greche a Venezia ed una raccolta di manoscritti importanti; archivi ricchissimi, contenenti testimonianze preziose sui Greci a Venezia e sui territori veneziani del Levante; una collezione di icone bizantine e post-bizantine, la più importante del genere.

Nel novembre 1991, con decisione del Patriarcato Ecumenico, fu istituita la Sacra Arcidiocesi Greco-Ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale (dal 2005 Sacra Arcidiocesi d’Italia e Malta ed Esarcato per l’Europa Meridionale) e venne insediato il suo primo Metropolita.
Fra i numerosi artisti greci che si stabilirono o lavorarono accanto alla Confraternita ed a Venezia sono da ricordare i nomi di Antonio Vassilachis, detto l’Aliense, e Domenico Theotocopulos, detto El Greco.

Come già accennato i membri della Confraternita di Venezia, dopo la conquista della città da parte di Napoleone, cercarono una nuova patria in altri centri commerciali d’Italia o ritornarono in Grecia. Uno di questi centri si trova a Napoli e, sul modello veneziano, nacque così la Confraternita Greco-Ortodossa dei SS. Pietro e Paolo.

La Confraternita Greco-Ortodossa di Napoli non ha avuto una storia notevole né un’influenza politica come quella nata a Venezia. Nonostante questo, fa parte delle storiche Confraternite Ortodosse d’Italia, ed ha influenzato localmente lo sviluppo commerciale e militare. Il centro, sede della Confraternita Comunità, è la Chiesa Ortodossa dei SS Pietro e Paolo, costruita con decreto reale nel 1518 da Tommaso Asani Paleologo, sul terreno donato dal re Carlo V.
La grandezza e importanza della Comunità Greca di Napoli, aumentò nell’anno 1534, con l’arrivo dei profughi del Peloponneso. La maggior parte di loro si arruolò nell’esercito e ricoprì anche ruoli preminenti nella società. La Confraternita dei Greci di Napoli, nacque ufficialmente il 27 aprile 1561, con lo Statuto del 12 settembre 1593 composto di quattordici membri-uomini. Lo Statuto prevedeva a capo della Confraternita un Presidente “Primatus” e dei consiglieri “Maestri” che dovevano essere tutti residenti a Napoli, non avere vincoli di parentela, non trasgredire ai loro incarichi, ed avevano l’obbligo di servire il tempio, presentandosi almeno una volta al mese.
Il compito che essi, una volta eletti, dovevano assolvere era di governare la loro “organizzazione” senza odio e inimicizia.
In seguito la Confraternita si arricchì dei profughi di Lefkada ed Epiro. La piccola chiesa divenne quindi insufficiente per contenere una così vasta comunità. Pertanto si decise di costruire nel 1633 il nuovo tempio dedicato ai SS. Pietro e Paolo ed alla Fonte della Vita (των Απόστολων Πέτρου και Παύλου, και της Ζωοδόχου Πηγής). La Chiesa venne terminata l’anno successivo 1634.
Nell’anno 1760 il Consiglio Reale di Santa Chiara, con decreto reale del 10 maggio 1760, decise di riformulare lo statuto della Confraternita. Il Nuovo Statuto era basato sulle vecchie normative della Confraternita prendendo in considerazione le Encicliche Pontificali. Vi era stato aggiunto che la confraternita Greca, poteva essere costituita soltanto dai residenti a Napoli (solo maschi), dovevano essere iscritti nell’ Associazione Reale dei Commercialisti, Venditori di caffè (Καφεπωλών) , Sarti, Negozianti e Capofamiglia di almeno vent’anni.
Secondo il Nuovo Statuto, la Confraternita Greca, doveva scegliere: quattro commissari (επιτροπών), quattro consiglieri (συμβουλίων) e un sovrintendente (Έφορος), che rimanevano in carica soltanto per un anno.
Nell’anno 1829 incominciò il declino della Confraternita infatti venne emanato dal Re Francesco I, un decreto che imponeva “l’unitismo”. In conseguenza di tale decreto, la Chiesa Greco Ortodossa venne occupata nel 1842 dagli Uniti e la popolazione greca fu costretta a ricostruire nel 1877 un nuovo tempio. Lo statuto nella sua stesura definitiva, ed ancora oggi vigente, venne registrato il 13 luglio 1877, secondo l’articolo 3942 della Costituzione Italiana. In seguito venne confermato dal Parlamento e dal Senato Italiano.
Nonostante le alterne vicende che l’hanno coinvolta nel corso degli anni la Confraternita Greco Ortodossa di Napoli, sebbene non rivesta la stessa importanza di un tempo, rimane un solido punto di riferimento per i Greci che vivono a Napoli ed ha conservato la scuola della lingua greca. Conta ormai solo una trentina di membri.

La Confraternita di Livorno incominciò ad imporsi dal 1601. Infatti la popolazione greca ortodossa si spostò dalla Chiesa di San Giacobbe e costruì un nuovo Tempio dedicato all’ Annunciazione di Theotokos.
Intorno a questa chiesa, i Greci cominciarono a costruire le loro abitazioni e nacque nel giro di pochi anni il “Borgo dei Greci”. Già nel 1613 la crescita della colonia greca era evidente.
Quando, però, nella città arrivò Emiro di Sidonas Fahredin accompagnato dai Melchiti Unites, i Greci furono costretti a dividere la loro Chiesa con i nuovi arrivati. Questa convivenza non durò molto e così i Greci lasciarono il loro tempio agli Arabi e fondarono la “Chiesa e Confraternita dei Greci Ortodossi” aperta solo ai Greci.
La Confraternita di Livorno fu costruita sullo stesso modello della Confraternita Ortodossa di Venezia.
Dall’anno 1754 la comunità livornese degli ortodossi, autotassandosi cominciò a raccogliere fondi e così nel 1757 cominciò la costruzione della nuova Chiesa Ortodossa della SS. Trinità.
La sua consacrazione avvenne l’8 Gennaio 1760. Qui aveva sede anche la confraternita.
Alla destra dell’ingresso furono poste le tombe dei greci e degli slavi. Invece a sinistra fu collocata la sacrestia e gli uffici dei consiglieri ecclesiastici. Accanto fu costruito l’edificio dove era l’Ufficio generale, la biblioteca e la pinacoteca. Nel giardino della Chiesa vi erano vari edifici, utilizzati come ospedale, scuola o abitazione per il clero ed i membri della Confraternita.
La Zarina di Russia - Caterina - nel 1786 fece dono alla Chiesa della SS. Trinità di tutti gli utensili ed arredi sacri.
Dagli archivi sappiamo che la chiesa aveva a sua disposizione due sacerdoti, un diacono, un cantore, un sacrestano, un guardiano, un segretario ed un insegnante.
Oggi la confraternita di Livorno dei Greci Ortodossi non esiste più nella sua forma originale. Dopo l’istituzione dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia a Livorno è stata costruita la Parrocchia Greco Ortodossa con riferimento alla Cappella di Dormizione della Madre di Dio situata nel cimitero della città.
Dal 1992 esiste a Livorno il Consiglio Ecclesiastico e dal 1994 la Comunità-Confraternita ha il suo sacerdote greco permanente.