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La “Tuttasanta” degli ortodossi


Per gli ortodossi, Maria è la “Tuttasanta”, la “Tutta pura”. Ma non nel senso che gli occidentali attribuiscono abitualmente a queste definizioni.

No, Maria è la Tuttasanta perché col suo “sì” l'eternità ha fatto irruzione nel tempo e il Verbo ha preso figura d'uomo.

Come dice san Nicola Cabasilas, senza di lei, senza il suo libero accordo, Dio non avrebbe potuto incarnarsi. Il fiat di Maria è la condizione sine qua non per l'incarnazione. Ecco perché i cristiani d'Oriente la chiamano Theotòkos, madre di Dio. Maria è colei che ha permesso alla seconda persona della Trinità di assumere in pieno la natura umana. La sua adesione libera e, nello stesso tempo, incondizionata, senza riserve, alla chiamata di Dio fa di lei il primo rappresentante della nuova umanità inaugurata dal Cristo.

Maria e “Tuttasanta” e “Tutta pura” perché il suo fiat è totale: totale, perché totalmente libero. Senza la liberà del consenso, anche la santità e la purezza di Maria sarebbero ridimensionate. E si potrebbe aggiungere - forse in maniera temeraria – che dio non sarebbe Dio se non avesse creato l'uomo libero o se avesse tolto a una delle sue creature il dono della libertà. Per noi ortodossi, il dogma dell'Immacolata concezione è non solo superfluo, ma pericoloso: esso svuota di significato la libera adesione di Maria alla Parola del Signore. Per noi, Maria è “immacolata”, ma non nel senso che fu concepita senza peccato (dal resto. La dottrina dell'ereditarietà del peccato originale è estranea alla tradizione ortodossa). Maria è senza peccato, “immacolata”, “Tutta pura” e “Tutta giusta” perché, pur facendo parte dell'umanità peccatrice, è capace di non peccare. Tutta la stirpe dei giusti dell'Antico Testamento, trova in lei suo culmine. Ma la Vergine occupa un posto centrale nella nostra spiritualità anche per un'altra ragione.

Noi sappiamo dai Vangeli che Maria era la prima ad ascoltare le parole di Cristo e a custodirle nel suo cuore. In lei si realizza in modo speciale ciò che Pietro, nella sua seconda lettera, chiama “partecipazione alla vita divina” e che i padri della Chiesa, a cominciare da Ireneo, chiameranno «deificazione»: “Dio si è fato uomo perché l'uomo potesse farsi Dio”. La Vergine ha “approfittato” pienamente di questa deificazione, di questa partecipazione alla vita divina: essa, come sottolineano teologi e autori spirituali, è il prototipo dell'umanità redenta dal Cristo.

Vorrei aggiungere – per finire- che la nostra mariologia ortodossa è totalmente cristologica: nella sua vita, con i suoi gesti, Maria ci indica il Cristo. È questo il senso profondo della venerazione degli ortodossi per la Vergine: si guarda a lei, alla Madre, sapendo che lei ci rimanda sempre al Figlio.

autore: N. Lossky