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sito del Rev. Pietro Nazaruk

I Tre Eremiti


dalle "fiabe popolari del volga"


Durante la navigazione dalla città di Arcangelsk al monastero – fortezza di Solovki, un arciprete chiese al comandante del battello di potersi fermare qualche tempo in un’isoletta dove c’erano tre eremiti che godevano fama di santità. Allorché i tre lo videro, si inchinarono sino a terra davanti al sacerdote e così risposero alla sua domanda circa il modo in cui pregavano:

”Noi preghiamo così – Tre siete voi, tre siamo noi, abbi pietà di noi!”

L’arciprete allora: “Voi certamente avete udito parlare della Santissima Trinità ma non pregate come si deve. Io vi insegnerò a pregare secondo la Sacra Scrittura e vi dirò come Iddio comandò a tutti gli uomini di pregarLo” …ed iniziò ad insegnare lori il Padre Nostro.

Lo insegnò per dieci, cento volte e sino a quando gli eremiti non lo impararono. L’arciprete ritornò dunque soddisfatto alla nave che lo attendeva. Ma, durante la notte,si siede a poppa guardando il mare dove l’isola è scomparsa. Improvvisamente vede qualcosa sulla scia luminosa che la luna disegna sul mare, l’arciprete vide che gli eremiti correvano sul mare dietro al battello dove si trovava, e raggiuntolo, così gli dissero: “Abbiamo dimenticato, servo di Dio, la tua preghiera!”

L’arciprete si segnò, si inchinò lui davanti ai tre eremiti che, per la loro grande fede, avevano camminato sull’acqua e così disse: “E’ cara al Signore anche la vostra preghiera, eremiti di Dio. Non sta a me insegnarvela. Pregate voi per noi peccatori!” E l’arciprete si inchinò di nuovo fino a terra dinnanzi agli eremiti, voltatisi, tornarono indietro sul mare.



L'incipit di "la confessione"


Sono stato battezzato e educato nella fede cristiana ortodossa. Me la insegnarono fino dall'infanzia e durante tutto il periodo della adolescenza e della prima giovinezza. Ma quando, a diciotto anni, abbandonai l'università al secondo corso, io non credevo ormai più a nulla di quello che mi avevano insegnato.

A giudicare da alcuni ricordi, non ho neanche mai creduto seriamente, avevo soltanto fiducia in quello che mi insegnavano e in quello che professavano davanti a me i grandi; però quella fiducia era molto vacillante.
Quando avevo undici anni, un ragazzo, che è morto da molto tempo, Volondin'ka M., il quale studiava in un ginnasio, venendo a passare una domenica da noi ci annunziò, come ultima novità, la scoperta che aveva fatto al ginnasio. La scoperta consisteva in questo, che Dio non c'è e che tutto quel che ci insegnano non sono altro che frottole (questo accadeva nel 1838). Ricordo che i miei fratelli maggiori si interessarono a questa novità e chiamarono a consulto anche me. Noi tutti, ricordo, ci animammo molto e accogliemmo questa notizia come qualcosa di molto interessante e di possibilissimo.

Ricordo anche che, quando mio fratello maggiore Dimitrij, mentre era studente all'università, improvvisamente, con la passionalità propria della sua natura, abbracciò la fede e cominciò ad assistere a tutti i servizi divini, a digiunare, a condurre una vita pura e morale, noi tutti, e anche i più anziani, in continuazione lo mettevamo in ridicolo e, chi sa poi perché, lo soprannominammo Noè.

autore: L.N. Tolstoj