San Massimo (Sandovich)


Nella storia della Chiesa dello XX secolo, il primo posto tra i martiri per l’ortodossia della regione dei Carpazi, spetta al sacerdote Massimo, fucilato senza processo il 6 settembre 1914 a Gorlice (Polonia), per opera del regime austro – ungarico, che combatteva l’ortodossia con ogni mezzo.

Padre Massimo è nato nel 1882 nel paese Zdynia, nel distretto di Gorlice della Lemkovina (regione di confine tra la Polonia e l’Ucraina).

Più di seicentomila Lemko (carpato-russi) vivevano al tempo in questo territorio, parte dell'antica Rus'. La loro lingua parlata era molto simile all'antico slavonico, la loro tradizione religiosa risaliva ai grandi illuminatori degli slavi, i Santi Cirillo e Metodio della Moravia, della seconda metà del nono secolo. Il rito orientale (significativamente noto tra i Lemko come la Fede russa) venne mantenuto immutato tra di loro per un millennio. Al tempo dell'Unione di Brest, tuttavia, la terra dei Lemko fu strappata alla sede ortodossa di Costantinopoli, e posta sotto il dominio del cattolicesimo romano. Questo avveniva per ragioni politiche e contro i desideri religiosi del popolo, causando in esso un lungo periodo di inquietudine. Particolarmente difficile fu il diciottesimo secolo, in cui ebbe inizio la latinizzazione del rito orientale: le tradizioni carpato-russe furono calpestate, e anche dal punto di vista etnico si cercò di assimilare i Lemko agli ucraini, ignorando le particolarità del loro popolo. Tra i Lemko rinacque la consapevolezza dell'Ortodossia, e un desiderio di ritorno alle radici della propria fede. Padre Massimo Sandovic apparve come simbolo della loro aspirazione.

Figlio di un prospero fattore, Timoteo, che serviva come cantore, e di un'umile donna di villaggio, Cristina. Dopo i primi studi a Gorlice, Makssimo fu inviato dal padre alle scuole superiori di Jaslo, e quindi a Nowy Sacz. Concluso il ginnasio, volendo ricevere un’istruzione teologica Massimo entrò alla scuola dei monaci basiliani di Cracovia. Ben presto, però si accorse che lo studio teologico e lo stile di vita dei basiliani non corrispondeva al suo carattere, ed egli, alla ricerca della verità, si diresse alla Lavra della Dormizione di Pochaev. In una delle sue visite al monastero, il vescovo Antonio (Chrapovitskij) di Volyn lo selezionò per il seminario teologico di Zhitomir, dove studiò per sei anni. Dopo il completamento degli studi di seminario e il matrimonio con Pelagija Ivanovna Hryhorjuk, Massimo accettò l'ordinazione al sacerdozio il 17 Novembre 1911, per mano del Vescovo Antonio di Volyn.
L'opera sacerdotale di Padre Massimo iniziò nel villaggio di Grab, dove il 2 Dicembre 1911 servì la prima divina Liturgia ortodossa. Da quel momento ebbe inizio la sua persecuzione e oppressione. Per la prima divina Liturgia da lui celebrata, fu sottoposto a giudizio dallo Starosta (prefetto) della regione di Jaslo, multato di quattrocento corone e messo agli arresti per otto giorni.

Il 1° agosto 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nella regione dei Carpazi ebbero inizio le repressioni di massa della popolazione ortodossa. Gli austriaci, vedevano in ogni ortodosso una spia russa. Il 4 agosto 1914 Padre Massimo lasciò per l’ultima volta la casa paterna per accogliere la corona del martirio per la fede ortodossa.

Con Padre Massimo gli ufficiali austriaci arrestarono sua moglie Pelagija (al tempo incinta), e suo padre Timoteo. Senza indagini, né processo, dietro decisione di un ufficiale tedesco di nome Detrich, alle 5 del mattino 6 settembre, Padre Massimo fu condotto davanti a una corte marziale, che lo condannò a morte per fucilazione. L'ufficiale di polizia Dietrich portò Padre Massimo nel cortile, dove fu messo al muro di fronte ai cinque membri del plotone d’esecuzione. L'area del suo cuore fu segnata col gesso. Nel frattempo, dalle finestre della prigione si udirono i lamenti, il pianto e le grida dei prigionieri Lemko. Al comando dell'ufficiale Dietrich, i soldati puntarono i fucili. Padre Massimo dopo due spari gridò: “Viva la santa ortodossia, viva la sacra Russia!” I soldati fecero fuoco, senza riuscire a causare la morte istantanea di Padre Makssimo. L'ufficiale Dietrich si avvicinò per sparare con la sua pistola il colpo di grazia alla testa. Dopo la morte di Padre Massimo, i carcerati Lemko smisero di piangere e gridare, e iniziarono a pregare cantando Gospodi, pomilui ("Signore, abbi pietà").

Il corpo di Padre Massimo fu sepolto in principio nella fossa comunale. Dietro richiesta del padre Timoteo, nel 1922 il corpo venne esumato, posto in una nuova bara di metallo e sepolto nel cimitero del villaggio natio di Zdynia, che divenne nel tempo un luogo di pellegrinaggio. La famiglia del prete martire seguì il sentiero spinoso dei tutti i Lemko. Dopo l'esecuzione di Padre Massimo, sua moglie Pelagija Sandovich e suo padre furono portati nel campo di concentramento di Talerhof (Austria). La moglie partorì un figlio al quale diede lo stesso nome del padre, Massimo.

L'11 settembre 1994, a Gorlice, la Chiesa Ortodossa di Polonia ha canonizzato Padre Massimo come primo santo del popolo carpato-russo. La cerimonia ha visto riuniti, intorno al S.E. Basilio metropolita di Varsavia, numerosi preti e circa seicento fedeli venuti da Polonia, Slovacchia, Ucraina, Canada, Stati Uniti. Il Sinodo della Chiesa ortodossa di Polonia ha fissato la memoria liturgica di San Massimo Sandovich questo prete martire il 6 settembre, data della sua morte.

Per i carpato-russi, in effetti, San Massimo Sandovich è il simbolo dell'attaccamento alla fede dei Padri e il testimone del martirio del popolo ortodosso.