Radici Bizantini
La presentazione della cultura bizantina nella Sardegna sud-orientale, sebbene meno appariscente di quella che si riconosca ad occidente di Cagliari, ha radici molto remote specie sul territorio quartese e su quello che comuni limitrofi.
L’intensità di tale penetrazione, oltre che da autorevoli (quantunque poche) fonti letterarie e da alcuni ruderi di notevole importanza, sparsi sul territorio, è attestata dalla sua sopravvivenza nella toponomastica, nonché in alcune tracce evidentissime negli usi e nei costumi. Né sarebbe potuto essere diversamente dal momento che dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, l’isola, dopo appena 80 anni di dominio vandalico, cade sotto il dominio dell’Impero Romano d’Oriente. Per tre secoli Bisanzio esercita direttamente il suo potere e nei tre secoli successivi continua a far sentire il peso della sua cultura e della sua civiltà grazie alla presenza massiccia degli ordini monastici bizantini, i quali, nell’opera di evangelizzazione degli abitanti, si erano trovati la strada spinata dai vescovi e dai cristiani precedentemente deportati in Sardegna dai vandali.
Il villaggio di Quartu ed il suo hinterland, vuoi per la vicinanza a Cagliari, sede del praeses e del vescovo, vuoi soprattutto per l’ubertosità delle sue terre, ben presto vengono presi di mira dai coloni orientali che, insediandosi in varie parti del territorio, hanno eretto piccoli monumenti chiesastici ai santi del menologio bizantino. A questo si aggiunge che attorno alle chiese, ai monasteri ed alle cappelle si insediano ben presto nuclei di famiglie di agricoltori e/o pastori costituendo quella che in epoca giudicale verranno chiamate dominicale ed in epoca pisana domestie.
I tempi sono passati, molte chiese sono state ricostruite con stili diversi ed intitolati a Santi del menologio romano, di altre si conservano ancora i ruderi, ma né il tempo, né l’ideologia sono riusciti ad inventare una nuova toponomastica, quasi che le parole siano più resistenti delle pietre.
Fra le testimonianze della civiltà bizantina ancora esistenti ci piace qui ricordare i ruderi della chiesa campestre di Santu Miali (San Michele), presso il promontorio di Is Mortorius: si tratta databile intorno al VII-VIII secolo, dotata di pozzo a campana. L’importante complesso è stato recentemente rilevato, studiato e pubblicato della prof.ssa Renata Serra dell’Università di Cagliari. La pianta della chiesa, i resti dell’insediamento umano che si leggono sul territorio circostante, il toponimo de su cunventu, conservato da un’ampia superficie adiacente ai ruderi, fanno ipotizzare la presenza di un centro monastico di notevole portata, sorto probabilmente in seguito alla cristianizzazione di una preesistente colonia punico-romana di cui si sono trovate tracce evidenti nelle immediate vicinanze.
Analogo discorso si può fare per i ruderi si Santu Lianu in cannedu (S. Giuliano), nei pressi del rio Bacca Mandra e Serra Paulis, di cui, fra l’altro, si fa cenno un a lettera di papa Gregorio Magno, nonché in altre autorevoli fonti letterarie. I ruderi, in parte incorporati in una squallida villetta rurale, testimoniando della grandiosità del compresso e della sua vetustà (VI sec. circa). Essi resistono malgrado l’incuria delle autorità di fronte agli scempi perpetrati dai vandali dei nostri giorni.
A queste due testimonianze incontrovertibili si aggiungano quelle della toponomastica e del culto per i Santi del menologio bizantino: S. Elena, S. Agata, S. Stefano, S. Barbara, S. Anastasia, S. Odegetria (Madonna del Buon Camino), S. Andrea, S. Giusta, S. Forzorio, S. Luria, S. Efisio, S. Pietro, S. Elia, S. Lucia… Per non parlare del culto per la Madonna dell’Assunzione (la Dormiente) imposto all’isola dell’imperatore Maurizio nella seconda metà del Cinquecento
La tradizione popolare ricorda inoltre, che l’antica chiesa di S. Agata, ricostruita in epoca pisana, era un centro monastico a rito greco. Probabilmente, quindi, quello di S. Agata è il monastero Agilitano di cui parla S. Gregorio Magno. Certo è che i benedettini non avrebbero mai intitolato una chiesa di loro costruzione ad una Santa del menologio bizantino!
Né è da escludere a priori l’ipotesi che un tempo proprio la chiesa di S. Agata sia stata la principale di Quartu anche se, con ogni probabilità, è sorta posteriormente a quella della Madonna della Concezione, nel quartiere di Cepola. Certo che è a Costantinopoli le feste tributate alla Madonna della Concezione risalgono al periodo che va dal 527 al 565, donde la diffusione anche in Sardegna.
Certamente di origine bizantina è, anche a Quartu, la venerazione delle icone (probabilmente dal greco èikon): non c’è casa tradizionale campidanese (ma in qualche caso anche moderna) che non ne conservi una certa quantità. Alla cultura bizantina è da ricollegare anche l’usanza di esporre nella case la icona della Vergine o la statua di un santo che si festeggia allo scopo di rendere la ricorrenza maggiormente solenne. Fra gli obrieri di S. Andrea e di S. Giovanni, per esempio, è costume che la statua del Santo stia per tutto l’anno a casa dell’obriere in capo, perciò cambia residenza annualmente.
autore: Giuliotti G.
